Pro loco Caggiano
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Terra di sapori e tradizioni

Regione Campania Provincia di Salerno Comune di Caggiano Unione Nazionale delle Pro Loco d'Italia
Skip Navigation LinksHome > Sapori e tradizioni > Le tradizioni > Matrimonio martedì 12 novembre 2019 - 10:13:04
Sapori e Tradizioni
Le tradizioni
Matrimonio
Sapori e Tradizioni
La domenica delle Palme il giovane innamorato offriva alla fidanzata la palma; i più agiati vi legavano un anello o altro oggetto d'oro. Tale dono veniva fatto in chiesa, subito dopo la benedizione delle palme, o personalmente dal giovane o per mezzo dei parenti.

A Pasqua la fidanzata contraccambiava il dono, mandando al suo uomo il così detto “Casatello". l signori mandavano alla fidanzata, per mezzo dei loro servi, una ricca palma in un vassoio pieno di scelte confetture.
Al fidanzamento ufficiale e alla fissazione della data per il Matrimonio, si soleva agire in questo modo: a sera tardi, mai di venerdì o di martedi, i genitori del giovane, con una lanterna accesa, accompagnati dai parenti più intimi, si recavano a casa della sposa; prima di varcare l'uscio deponevano la lanterna sulla finestra o sulla porta e, nascosti nell'ombra, attendevano: se i genitori della sposa, avvertiti precedentemente, ritiravano la lanterna, era segno che la visita attesa era gradita. Poteva anche verificarsi che essi, contrari alle nozze della figliuola, spegnessero il lume; in tal caso ma era molto raro - ritornavano sui loro passi.
Se tutto fosse andato bene, la porta veniva aperta. Dopo i convenevoli la ragazza si ritirava nella sua stanza. Iniziavano subito le trattative per le nozze; ma queste non erano definitive, per cui era abitudine ripetere la visita per altre due volte ancora. Si stabiliva la dote da dare alla ragazza e, infine, si sceglieva la data degli sponsali.
Le nozze venivano celebrate con gran fasto: i ceti più umili spesso si indebitavano per non sfigurare, e banchetti sontuosi con numerose portate seguivano la “promessa di matrimonio" in casa della sposa: erano due o tre giorni che si mangiava e si beveva abbondantemente.
A sera tardi i promessi sposi aprivano la danza: giovani e fanciulle dei paese si recavano a dar loro la "buon'ora" e ne approfittavano per lanciarsi in danze frenetiche, sognando ad occhi aperti, le nozze vicine anche per loro. E il vino scorreva a rivoli!
Dopo circa un mese, il promesso sposo, seguito dai parenti e dagli amici, in corteo, si recava alla casa della sua bella: era il giorno tanto atteso delle nozze.
La fanciulla, vestita di bianco, con gli occhi ancora umidi di pianto, ma felice, circondata dai suoi e dai parenti, era già pronta.
Si ricomponeva il corteo, la sposa al braccio del padre o del parente più giovane , lo sposo al braccio della "Comare" e, compostamente, come nelle solenni funzioni, si dirigevano verso la chiesa.
Il tempio era già gremito di amici e di amiche; i curiosi erano fuori, lungo la strada: tutti volevano vedere la sposa novella vestita di bianco e di veli e dare il loro giudizio spesso d'ammirazione, talvolta pungente.
Terminata la funzione religiosa, gli sposi, uniti per sempre, seguiti dal lungo corteo di amici e parenti, si avviavano verso la casa dello sposo.
Lungo il percorso mangiate di confetti e di grano cadevano sulla folla; i monelli, a gara, si tuffavano a terra per raccoglierli e divorarli.
Nell'atrio della casa la suocera riceveva con un bacio la sposa e le offriva un pugno di grano, quale augurio di fecondità, e un rosolio, simbolo della vita. Poco dopo ognuno prendeva posto alla grande tavolata: gli sposi al centro fra i più intimi; si arrivava cosi a sera: tutti erano ancora a mangiare e a brindare.
I brindisi erano numerosi: anzi era tradizione invitare a pranzo gli oratori ufficiali dei paese, noti perché buoni improvvisatori. I nostri vecchi ne ricordano ancora i nomi.
Poi vi era la danza con orchestre improvvisate dai soliti appassionati cultori di musica e di vino.
Durante la notte gli amici dello sposo si portavano sotto la sua finestra e davano inizio a lunghe “serenate” accompagnate con organetti e chitarre.
La mattina successiva, a giorno avanzato, lo sposo usciva presto per recarsi a salutare i suoceri; la sposa per trattenersi con le amiche. Sua madre, intanto doveva per tradizione ricomporre il letto matrimoniale per assicurarsi della illibatezza della nuora, attraverso segni evidenti ......
Si teneva allora all'onore! ....
Il giorno dopo dalla casa della sposa, le donne, parenti, amiche e vicine, in lungo corteo portavano i doni: cesti colmi di grano, con su piatti, servizi vari, tele ecc.. per ultimo la biancheria della sposa. Per alcuni giorni questa rimaneva in casa per ricevere le "rucuvaglie", cioè cestini pieni di grano, e per ricambiare i doni con i cartocci di paste e confetti.
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